Il presidente della Romani Nicușor Dan ha nominato l’eurodeputato Eugen Tomac del Partito del Movimento Popolare (PMP | Renew) come prossimo primo ministro del Paese, affidandogli il compito di costruire un governo in grado di ottenere il sostegno del Parlamento.
Annunciando la decisione giovedì, Dan ha dichiarato di aver scelto deliberatamente una figura indipendente dai partiti rappresentati in Parlamento, ma dotata di sufficiente esperienza politica per negoziare con tutte le principali forze politiche.
“La Romania ha bisogno di consenso tra molti partiti su numerose questioni, e questo richiede esperienza politica”, ha affermato Dan. Ha definito la nomina “un atto di responsabilità” e ha invitato i partiti a mostrare lo stesso atteggiamento nei negoziati che seguiranno.
Tomac ha accettato l’incarico, promettendo di formare un governo concentrato sui risultati piuttosto che sulle trattative politiche. “Proporrò una squadra tecnica di specialisti, non un governo politico”, ha dichiarato, sostenendo che la Romania abbia bisogno di grandi progetti nazionali capaci di sopravvivere ai cambi di governo.
La nomina arriva in un momento delicato per la politica romena, con i tentativi di costruire una coalizione complicati dalle divisioni tra i partiti filo-occidentali del Paese. Un mese fa il Parlamento romeno ha votato la sfiducia al governo di minoranza guidato da Ilie Bolojan, dopo che una mozione presentata dal Partito Socialdemocratico (PSD | S&D) e dall’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR | ECR), formazione di destra, è stata approvata con un’ampia maggioranza.
Secondo fonti politiche citate dai media romeni, Tomac aveva già avviato colloqui informali con i leader dei partiti prima di ricevere il mandato ufficiale, dopo essere stato informato di essere tra i candidati alla guida del governo.
Le discussioni si sarebbero concentrate sia sulla costruzione di una maggioranza parlamentare sia sulla composizione del futuro esecutivo. Tuttavia, i negoziati incontrano ostacoli significativi. Il Partito Nazionale Liberale (PNL | PPE) e l’Unione Salvate la Romania (USR | Renew) resterebbero riluttanti a sostenere un governo che includa ministri sostenuti dal PSD, complicando la ricerca di una maggioranza stabile.
Tomac, 44 anni, è uno dei politici romeni più noti per il suo impegno verso la diaspora e per i rapporti con la vicina Moldova. Nato nel villaggio di Babele, nella regione di Odessa, in Ucraina, si trasferì in Romania all’età di 17 anni grazie a un programma di borse di studio destinato ai romeni etnici residenti all’estero.
Storico, giornalista e politico di formazione, siede al Parlamento europeo dal 2019 ed è attualmente al suo secondo mandato. A Bruxelles è membro della Commissione per la Cultura e l’Istruzione, della Commissione per l’Occupazione e gli Affari sociali, della Commissione speciale sullo Scudo europeo per la Democrazia e di diversi organismi parlamentari che si occupano delle relazioni con la Moldova e con i Paesi del Partenariato orientale.
Prima di approdare alla politica europea, Tomac ha trascorso quasi un decennio nel Parlamento romeno, dove è stato deputato dal 2012 al 2019. In quel periodo ha presieduto la commissione parlamentare per le comunità romene all’estero dopo aver ottenuto quasi il 79% dei voti della diaspora nelle elezioni del 2012.
La sua carriera politica è stata strettamente legata alle questioni della diaspora. Tra il 2009 e il 2012 ha ricoperto l’incarico di segretario di Stato per i romeni all’estero in diversi governi. In precedenza aveva lavorato presso l’Amministrazione presidenziale, per poi diventare consigliere di Stato con deleghe alle relazioni internazionali e alle politiche europee.
Tomac ha inoltre mantenuto stretti rapporti con l’ex presidente romeno Traian Băsescu e attualmente ricopre il ruolo di consigliere onorario del presidente Dan per le relazioni con i romeni all’estero, incarico che detiene dall’ottobre 2025.
La sua nomina è tuttavia accompagnata da alcune polemiche riguardanti interessi economici legati alla famiglia. Prima dell’annuncio, il sito romeno G4Media ha riferito che una società appartenente alla suocera di Tomac avrebbe beneficiato nel 2025 di finanziamenti provenienti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) romeno.
Secondo l’inchiesta, la documentazione ufficiale riportava recapiti riconducibili alla cognata di Tomac, coinvolta nella gestione di un altro progetto finanziato dal PNRR nel settore pubblico. Il rapporto osservava inoltre che la moglie di Tomac, Diana Postică, aveva lavorato in passato per la società e attualmente ricopre il ruolo di viceconsole presso l’ambasciata romena a Bruxelles.
Non sono state formulate accuse di illecito nei confronti di Tomac e né il presidente né il premier incaricato hanno affrontato la questione durante l’annuncio di giovedì.
La sfida immediata per Tomac sarà trasformare la sua nomina in una coalizione parlamentare sostenibile. Sebbene la decisione di Dan indichi una preferenza per un’amministrazione tecnocratica e ampiamente filo-europea, la frammentazione del panorama politico romeno implica che la formazione di un governo richiederà compromessi difficili tra partiti ancora divisi sia sulle politiche da adottare sia sulla distribuzione degli incarichi ministeriali.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

